sabato, 05 maggio 2007

Viaggi

Perché la gente viaggia tanto?

Anzi, no. Riformuliamo la domanda.

Perché Miguel Martinez si trova alle ore 8 di mattina di venerdì, senza ombrello e sotto una pioggia torrenziale, a scendere da un pullman che lo porta, per la prima (e presumibilmente ultima) volta in vita sua, ad Avezzano? [1]

Risaliamo lungo la catena causale.

Il 13 dicembre del 2003, si svolge una piccola manifestazione di solidarietà con la resistenza irachena, in una sala chiusa.

La manifestazione fa riferimento al Campo Antimperialista. Il Campo gode del mio illimitato rispetto per il coraggio e la chiarezza delle sue posizioni, ma  politicamente conta molto meno della Casa del Popolo di Imola, che pure non fa mai notizia.

Su quella piccola manifestazione, si scatena tutta la potenza del circo mediatico, come ho raccontato altrove.[2]

In particolare, se la prende con il Campo Antimperialista una cosa chiamata Il Foglio. Un giornale che sfida ogni legge di mercato: ha l'aria intellettuale, ma è scritto per un pubblico di destra, che intellettuale in genere non è. E si occupa praticamente solo di due temi: Israele e le malefatte dei magistrati, cose che interessano a ben poche persone.

L'editoriale del 2 dicembre 2003, anonimo e presumibilmente di Giuliano Ferrara, attacca in prima pagina il modesto gruppo di estrema sinistra. E per diffamare il modesto gruppo, prende il fatto che questo modesto traduttore di manuali tecnici era andato una volta a un convegno del modesto gruppo.

Il che non interesserebbe proprio a nessuno, se non per il fatto che questo modesto traduttore di manuali tecnici viene definito come "messicano" (evidentemente un'offesa per Ferrara) ed "ex miliziano e addestratore di gruppi paramilitari" sudamericani.

Non avendo io fatto nemmeno il servizio militare mio, figuriamoci quello altrui, denuncio l'ex addestratore di quadri comunisti e pregiudicato (nel senso tecnico, quattro condanne per diffamazione) Giuliano Ferrara.

Il Tribunale di Milano rinvia Ferrara a giudizio.

Solo che la legge stabilisce che la sede del processo è il luogo dove io sono stato per primo diffamato. E cioè, in assenza di norme più precise, dove il primo occhio di cliente umano si è posato sulle parole che mi hanno offeso.

Ora, Il Foglio viene stampato in quattro tipografie: a Muggiò per il nord, in Abruzzo per Roma, a Catania e a Sassari.

L'edizione romana viene stampata in Abruzzo, perché è una regione posata quanto la Toscana, ma che gode di tutti gli incentivi economici per chi opera nel Mezzogiorno.

Precisamente, viene stampata nel paese di Oricola, dove gli unici avvenimenti sono la Sagra della Bistecca di Pecora e la lotteria per i festeggiamenti in onore di Santa Restituta e San Luigi.

oricola

Oricola

La tipografia di Muggiò, la sera del 1 dicembre 2003, chiuse alle ore 22.35, quella di Catania alle 22.57, quella di Sassari alle 23.05, quella di Oricola (dove evidentemente avevano meno distrazioni) alle 22.00.

E quindi, il processo si fa nel tribunale di competenza per Oricola, cioè quello di Avezzano.

Dove ieri c'eravamo io, il mio avvocato e - per Ferrara - un giovane legale inviato appositamente da Milano.

Il quale ha presentato come prova che io fossi un addestratore di bande paramilitari, il fatto che io stesso avevo denunciato la natura settaria del gruppo teosofico di cui avevo fatto parte diciassette anni fa; nonché una dichiarazione del "Generale dei carabinieri Massimo Pizza". Un pittoresco signore  delle cui magagne parlo altrove e che si definisce orgogliosamente "truffatore, ma non musulmano".

Il giudice di Avezzano è evidentemente stanco dell'enorme tasso di delinquenza che si concentra a Oricola (vi si stampano infatti anche altri giornali) e decide di rinviare la causa a Roma.

Perché, vedete, la notte del delitto, tra il 1 e il 2 di dicembre, il giornale non fu distribuito nelle edicole di Oricola, che non brilla per la sua vita notturna, ma caricato su un furgoncino, che arrivò a Roma.

E alle 4.10 in punto, sbuffando per il freddo, l'autista scaricò il primo pacco di giornali davanti a un'edicola di Via Veneto.

Tutto chiaro?

Nota:

[1] Ero passato la sera prima al carcere di Rebibbia, ma quella ve la racconta la prossima volta.

[2] Quando, il 30 settembre del 2006, decine di movimenti molto più importanti organizzeranno un corteo sullo stesso tema, che percorrerà tutto il centro di Roma, non uscirà una riga sui giornali.

Quando lo stesso gruppo che aveva organizzato il convegno del 13 dicembre farà addirittura venire in Italia, a un convegno, esponenti delle resistenze dell'Iraq, della Palestina, del Libano e dell'Afghanistan, i media taceranno.




giovedì, 29 marzo 2007

"Apologia della devastazione"

Alla conferenza di Chianciano, è intervenuto a titolo personale anche Hamza Piccardo, portavoce della segreteria dell'Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia (UCOII).

Ha raccontato, tra l'altro, della Francia.

Dove la prima generazione di musulmani ha lavorato a testa bassa, trasformando quel paese devastato dalla guerrra in una potenza economica; la seconda generazione ha iniziato a costruirsi qualche moschea; e la terza ha bruciato 36.000 automobili nel giro di qualche settimana.[1]

Un'esplosione resa inevitabile dalla ghettizzazione nelle "cités" francesi, dal culto della competitività per cui i primi a rimetterci sono necessariamente quelli che si trovano già in fondo alla scala, dalla rabbia per l'incessante demonizzazione mediatica.

In questa rivolta, giocano un ruolo fattori concreti - lo sfascio della scuola pubblica, le privatizzazioni, la nascita di quella forma di capitalismo primitivo ma efficace che si chiama gang - e fattori simbolici.

La dignità profondamente ferita dalla creazione di un apparato di stato speciale dal nome esplicito di «Pôles régionaux de lutte contre l'islam radical»,    dalla caccia agli impiegati barbuti negli aeroporti, dalle quotidiane offese di Sarkozy e dalla legittimazione del razzismo di Philippe de Villiers e di Alexandre Delvalle, dal divieto del hijab (di cui magari non gliene sarebbe importato nulla, se non vi avessero riconosciuto uno schiaffo in faccia a loro stessi), esplode con furia rumorosa e autolesionista: le macchine, in fondo, erano le loro.

Come evitare un simile spreco in futuro anche in Italia? [2]

Lottando contro la ghettizzazione, la competitività, le prevaricazioni di stato e dei media, per l'applicazione della Costituzione, contro il coinvolgimento nello "scontro di civiltà" e le guerre imperiali.

E quindi organizzandosi politicamente. Anche (ma non solo) con le risorse culturali e di solidarietà che può dare l'Islam.

E' un'analisi di buono senso, che condivido totalmente. So che tale pessimismo può urtare anche qualche antirazzista, che ritiene che il male siano solo i "pregiudizi dei leghisti" e non il meccanismo del capitalismo. 

Anzi, tra le persone che la pensano come me e Hamza, almeno sui rischi futuri, c'è anche l'onorevole Isabella Bertolini di Forza Italia.

Questa vicepresidente del Comitato Schengen è una specie di Maga Lisistrata  meno sfigata, che denuncia il "rischio bainlieu" [sic] anche in Italia.[3]

Eppure a scatenarsi contro Hamza Piccardo per queste riflessioni, è proprio lei, Isabella Bertolini, con un'interrogazione parlamentare sul suo discorso a Chianciano, in cui invita il ministro Amato a "indagare su quali pericolosi legami si stiano creando tra frange estremiste della sinistra antagonista e quelle organizzazioni, presenti nel nostro Paese, espressione dell'intolleranza e del fondamentalismo islamico".(Adnkronos 28-MAR-07 18:46).  [4]

In realtà, la Bertolini è arrivata sei ore dopo il solito Alfredo Mantovano, onorevole flambé,  che accusa Hamza Piccardo di ''Apologia della violenza e della devastazione'', un'apologia espressa nella conferenza di Chianciano che, a suo dire, sarebbe stata "organizzata dai Carc-Comitati d'appoggio alla resistenza per il comunismo". [5]

Come tutti i sedicenti liberali, Mantovano sostiene che bisogna "prendere provvedimenti" contro Hamza per aver raccontato la storia delle cités francesi:

''Non si ha notizia - spiega il senatore - di provvedimenti assunti nei confronti dell' autore di tali dichiarazioni, che peraltro rappresenta una delle piu' forti organizzazioni nella Consulta per l' Islam italiano al ministero dell' Interno. Ho dunque presentato - fa sapere - un' interrogazione al ministro dell' Interno per sapere se e quali provvedimenti intende assumere a tutela dell' ordine e della sicurezza pubblica nei confronti di chi ha svolto una tale apologia della violenza e della devastazione quali strumenti di affermazione politico-confessionale''. (ANSA NE 28-MAR-07 12:48).

Il musulmano immaginario, ai tempi della grande guerra dell'immaginario, può solo assumere una di due forme.

Da una parte, il barbuto diffidente, che prima di mettere la sveglia, controlla i hadith per vedere cosa dicono sull'ora solare, e che vive nel terrore dei servizi segreti del proprio paese d'origine.

Dall'altra, il Musulmano Buono, quello che rispecchia servilmente i dominanti. Abbiamo scoperto per caso una cosa incredibile: che esiste

una fabbrica intera di Musulmani Buoni in Italia, gestita dalla Angelo Costa srl, la principale concessionaria italiana della Western Union (si veda qui, qui, qui e qui).

Questa banda di dipendenti della Angelo Costa costituisce, poi, il nucleo dell'assurda "Consulta islamica" creata a suo tempo da Pisanu.

Uno dice, questa faccenda degli impiegati della Angelo Costa arruolati per rappresentare una religione è quantomeno bizzarra; eppure non attira alcun interesse giornalistico. Ce la teniamo noi sui blog, insomma.

Hamza Piccardo ha sempre cercato una terza via per l'Islam italiano: totale indipendenza dal mondo e dalla politica araba, superamento dei costumi arcaici spacciati per Islam, ma nessun cedimento sui temi della giustizia sociale e della pace, nessuna complicità con il potere.

Per questo, Hamza Piccardo subisce da anni attacchi feroci. E per questo, sto dalla sua parte.

Ogni parola che Hamza Piccardo pronuncia, ogni persona che frequenta, anche la sua vita privata - tutto viene monitorato incessantemente, nel tentativo di ridurre l'Islam italiano al giro della Angelo Costa o di un buffo circolo di massoni italiani. [6]

Allo stesso tempo, però, esiste una sana saggezza democristiana nel nostro paese.

Il ministro degli interni berlusconiano, Pisanu (come anche il giornalista Gad Lerner), aveva capito perfettamente che se si lascia la rappresentanza dell'Islam agli impiegati della Angelo Costa e a una buffa setta di massoni italiani, si resta con la Angelo Costa e una buffa setta di massoni italiani da una parte, e i musulmani reali dall'altra.


Note:

[1] Prima di immigrare in Francia, centinaia di migliaia di soldati della periferia imperiale erano state mandate come carne da cannone a morire in due guerre mondiali: si veda ad esempio il bel romanzo di Mahdi Charef, Le Harki de Meriem, una storia algerina, Jouvence Editore, Roma, 2004.

Durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi hanno spesso massacrato i prigionieri neri, mentre i francesi a Camp Thiaroye hanno mitragliato i reduci senegalesi che chiedevano un trattamento pari a quello dei reduci bianchi.  

Lo stesso giorno in cui la Germania si arrese, i francesi iniziarono la lunga strage di Sétif, uccidendo qualcosa come 20.000 algerini.

Ottantamila morti è il bilancio approssimativo, invece, dei massacri compiuti dai francesi in Madagascar nel 1947.

Agata, che ha un bel sito in cui ci racconterà, tra breve, del suo ritorno in Camerun (mettetela quindi tra i vostri preferiti), ci segnala invece un altro genocidio, compiuto tra il 1962 e il 1970, quando i francesi massacrarono i Bamileke per favorire il neonato governo filofrancese del Camerun.

Un pilota militare francese, che partecipò alla spedizione, sostiene che solo nei primi due anni di terrore, furono uccise tra le 200.000 e le 400.000 persone: "un vrai génocide. Ils ont pratiquement anéanti la race". Se non lo sapevate, non è colpa vostra: anch'io l'ho scoperto solo adesso.

Per avere un confronto con queste cifre, pare che i civili morti in Italia, durante tutta la seconda guerra mondiale, per bombardamenti alleati, rappresaglie o deportazioni naziste, siano stati 85.000.

[2] Certo, non riguarderà tutti i nipoti degli immigrati, basta fare molti soldi e alla svelta. Quando una prostituta negra allogena e tossicodipendente si chiama Naomi Campbell, le fiaccolate si fanno per accoglierla, non per cacciarla.

[3] Certo, le conclusioni della signora Bertolini sono più originali di quelle mie e di Hamza: sostanzialmente, dice lei, trattiamoli peggio e isoliamoli di più, così imparano a fare gli emarginati.

[4] Sarebbe interessante sapere quali legami si vengono a creare tra frange della Margherita e il Vaticano, ma dubito che ci sarà un'interpellanza in materia.

[5] Questo piccolo gruppo di capri espiatori era solo uno tra i tanti che hanno sostenuto il convegno. L'improbabile sogno dei CARC di ricostituire il Glorioso Partito comunista di Palmiro Togliatti attira l'attenzione perché il gruppo ha subito varie inchieste, che, per quanto approfondite, non sono approdate a nulla.

Il suo fondatore e leader, Giuseppe Maj, ha dedicato un lungo scritto polemico all'autore di questo blog, traboccante di linguaggio di legno, ma privo di insulti personali e complottismi.

[6] Il riferimento alla massoneria non è una critica, è una semplice constatazione.

Io non sono affatto di quelli che demonizzano la massoneria, dove si trovano anche persone di idee opposte a quelle della buffa setta in questione.




martedì, 27 marzo 2007

Resistere!

Torno da Chianciano.

Ci porta sulla sua Panda il pittore anarchico Paolino, che sta lanciando una lotteria con un biglietto di tre euro a testa, per pagare l'assicurazione dell'auto, in cui ha dormito la notte; per il pranzo e la cena, eravamo riusciti a infitrarlo nel Grand Hotel di Chianciano senza pagare.

In via eccezionale, Paolino ha messo in palio un suo quadro vero: in genere vende solo le fotocopie, perché non vuole staccarsi dalle sue creazioni.

In macchina, ci sono un giovane genovese che si è da poco convertito all'Islam e una compagna statunitense, che racconta della sua famiglia di ebrei simpatizzanti del partito comunista e del suo liceo a Philadelphia, dove negli anni Sessanta ben 150 studenti su mille erano passati per le carceri per il loro impegno nel movimento per i diritti civili.

Lei stessa, poi, aveva dato una mano per una raccolta di fondi per aiuti non militari al Vietnam del Nord.

Il sottoscritto, traduttore di manuali tecnici e addestratore di bande paramilitari, completa a modo suo il quadro delle risorse umane della Quinta Colonna di al-Qaida in Occidente.

E' quello che abbiamo per combattere i B52 e le Fabbriche di Mastro Geppetto, almeno al di qua della Grande Muraglia che ci divide da coloro che, in mezzo mondo, rischiano la vita sul serio.

Eppure, con tutti i nostri limiti finanziari, umani, organizzativi e caratteriali, ce l'abbiamo fatta.

Scommetto che quelli che ieri deridevano i "quattro gatti di ambigui estremisti", passeranno a dire "chi li paga?"

Chianciano Terme, in questo quasi inverno piovoso, è un ammasso vuoto di cemento, senza nemmeno la vita che portano i pensionati e i curandi termali. E quindi puoi avere sale convegni e alberghi a prezzi bassissimi.

Così la banda dei traduttori arabi, con passeggino e la bimba dal nome poco semitico di Ines di tre mesi, entra, tra gli untuosi sorrisi degli uscieri, nell'immensità ottocentesca del Grand Hotel, incedendo esistante sui tappeti e sotto i lampadari.

Olga, una settantina d'anni, fuggita giovanissima da un piccolo paese vicino a Catania, vestita come sempre in maniera impeccabile, entra in una boutique e chiacchiera con la proprietaria. La quale a un certo punto le chiede quanto tempo intende restare. "No, sono qui solo per un convegno". La proprietaria la guarda spaventata e chiede, "ma non quello dei terroristi?" "Certo", risponde Olga.

Il miracolo, grazie agli immani sforzi degli organizzatori: relatori rappresentativi con visti veri, dopo due anni di tentativi falliti; una grande sala convegni; e, per noi, comode cabine per la traduzione simultanea.

Saidatun, che la mattina si veste da sposa marocchina e il pomeriggio da imprenditrice lombarda, dirige le non facili combinazioni tra inglese, arabo e italiano.

Visto che ha allevato capre tra le montagne del Marocco e polli a Lima, ha fatto l'ambulante a Firenze e la biologa in Sudafrica e ha gestito un negozio a Bangkok, ci riesce, anche se deve scontrarsi con la scarsità di traduttori.

Non me ne intendo molto di traduzione simultanea, comunque qualcuno mi aveva detto che dopo quindici minuti ci si deve dare il cambio; per scarsità di traduttori, mi tocca fare anche un'ora di seguito. Ma nella cabina accanto alla mia, vedo un amico palestinese che traduce verso l'arabo e verso l'inglese, senza pausa, per ore e ore.

Quando sei in cabina, non capisci molto bene ciò che stai traducendo, e quindi ho qualche difficoltà a rispondere alla banale domanda, come è andata la conferenza?

Nei termini della "visibilità mediatica", tanto ambita ai nostri tempi, è andata decisamente male.

Nel dicembre del 2003, avevamo organizzato una manifestazione a sostegno della resistenza irachena, suscitando tanto di quel putiferio da meritare il titolo di "psicodramma nazionale", con centinaia di articoli sui giornali e diversi drammatici racconti in televisione; ne è nata una sorta di fronte rosso-azzurro, che metteva insieme i commissari telematici dell'estrema sinistra, i sionisti e i giornalisti di Libero: in quei giorni, Il Manifesto e Il Giornale pubblicavano articoli che sembravano l'uno la fotocopia dell'altro.

Quando abbiamo provato a organizzare questo stesso convegno nel 2005, sono intervenuti 44 deputati americani per fermarlo e ci sono state innumerevoli interpellanze e articoli che denunciavano il pericolo che dei "terroristi" potessero mettere piede sul suolo italiano.

Questa volta, il governo di centrosinistra ha scelto la vecchia politica giolittiana: per evitare problemi (e chi sa, anche per tenersi buoni possibili futuri vincitori nel conflitto in Medio Oriente), ha concesso i visti, ma ha anche fatto sì che non se ne parlasse. Così, silenzio assoluto nei media di "sinistra", da Repubblica al Manifesto.

Strano, ma interessante, il silenzio o quasi della destra: una solitaria interpellanza di Mantovano, qualche articolo del Massimo Esperto, due o tre grugniti del pittoresco Dimitri Buffa ("Chianciano, le terme... si colorano di rosso") e poco altro.

Eppure l'occasione era ghiotta. Nel 2003, si poteva al massimo accusare qualche questore di aver concesso il permesso di manifestare, eppure la destra ha urlato e pestato i piedi furiosamente.

Nel 2007, si sarebbe potuto scrivere che Prodi aveva concesso l'ingresso in Italia a una banda di pericolosi terroristi, provenienti dal Libano, dalla Palestina, dall'Afghanistan e dall'Iraq: Libero, in passato, ha riempito pagine intere per molto di meno.

Difficile dire, ma si ha il sospetto che l'ordine di tacere si sia imposto trasversalmente e che la destra l'abbia accettato, al costo di rinunciare a una ghiotta denuncia contro il Regime Comunista Amico degli Islamici.

Se si è sentito parlare della conferenza di Chianciano, è soprattutto grazie al giro dei blog. I tempi sono quelli che sono, e sarebbe sciocco sperare di poter fare molto di più in questo momento che restare in piedi, senza vendersi l'anima per avere un effimero successo politico.

Proprio questo salva la nostra area dal dogmatismo, dalle follie di chi crede di avere in tasca la Soluzione ai Problemi del Mondo o dalla tendenza a crearci un piccolo ghetto autoreferenziale dove riconosci i "nostri" da come si vestono o dal fatto che usano le parole d'ordine giuste.

Mi sembra che la conferenza sia andata bene, invece, su un altro piano.

Abbiamo messo insieme esponenti delle resistenze, persone (in massima parte) attente e capaci di capire il cosiddetto "Occidente".

Questo avviene proprio mentre le resistenze rischiano di cadere nella trappola della guerra intestina.

La guerra intestina è a volte fomentata direttamente dal nemico, nel caso della Palestina - dove Israele concede denaro e armi a una fazione, mentre il mondo nega tutto all'altra - e del Libano - dove gli Stati Uniti e la Francia hanno addestrato le squadre armate della coalizione tra le élite sunnite, druse e cristiane, contro sciiti e cristiani poveri.

In altri casi, come in Iraq, la guerra intestina è legata sì alle scelte statunitensi, ma anche alle interferenze iraniane e saudite e alla catastrofe economica e sociale indotta dall'occupazione, che obbliga a raggrupparsi per bande per sopravvivere.

Chiaramente, se la guerra contro l'invasore si trasforma in un massacro interno insensato, è la fine di ogni prospettiva di resistenza: se tu sei uno e loro sono dieci, li puoi dominare però tutti se i dieci si combattono tra di loro.

Il primo pericolo per le resistenze, quindi, come ha sottolineato durante la conferenza lo studioso laico libanese Samah Idris, è il confessionalismo in tutte le sue forme e questo è stato anche compreso benissimo dalla parte più lucida delle resistenze islamiche:

si pensi alla cura che Hamas dedica alla minoranza cristiana, o alla campagna contro il confessionalismo condotta da Hezbollah. Due scelte politiche quanto si vuole, ma estremamente sagge; ma anche l'ayatollah sciita al-Baghdadi, agli arresti domiciliari a Najaf, che è intervenuto telefonicamente alla conferenza, ha sottolineato come l'Iraq deve essere di tutte le sue componenti religiose ed etniche.

A ribadire un altro punto fondamentale, con tutta la foga del predicatore battista nero, è stato Larry Holmes, veterano del Vietnam, che ha ricordato che se oggi l'Impero è in difficoltà, il merito non è delle nostre rumorose ma vane manifestazioni, ma di chi combatte.

Senza le resistenze, la guerra infinita sarebbe arrivata ovunque e i suoi fautori godrebbero del consenso di cui godono sempre i vincitori.

As-salamu 'aleykum, come ha detto Hamza Piccardo, salutando i convenuti con il pugno chiuso.




venerdì, 23 marzo 2007

Ci pensano

La maggior parte dei lettori probabilmente conosce il senatore Alfredo Mantovano, militante di Alleanza Cattolica, nonché di Alleanza Nazionale,  per aver detto che la sentenza contro Marcello Dell'Utri era una "rappresaglia nazista", dimostrando così un acuto senso della storia e un'attenta sensibilità ai diritti civili.

Siccome un certo mondo è piccolo, noi avevamo già incontrato Mantovano su questo blog come coordinatore di un curioso corso che metteva insieme i Legionari di Cristo e i servizi segreti.

Adesso sembra che Alfredo Mantovano sia uscito dal reparto grandi ustioni dell'ospedale di Brindisi, dove era stato ricoverato alcune settimane fa.

Come probabilmente ricorderete, il senatore Mantovano era stato ustionato al volto da un piatto flambé, durante uno di quei microeventi che indicano come vanno le cose in Italia.

Tutti, infatti, stavano festeggiando il compleanno del presidente della Confindustria salentina.

Tra gli ospiti c'era Alfredo Mantovano per la destra,

e il vicepresidente della regione Puglia per la sinistra.

Insomma, imprenditori e politici, indifferentemente di destra e di sinistra, a far baldoria insieme.

Nulla di illecito, forse nemmeno nulla di male.

Ma certamente nemmeno nulla di insolito. A parte il  piatto anticonformista e fiammeggiante, di cui non ci è dato conoscere il contenuto.

Comunque, uscito dall'ospedale, Mantovano ha pensato subito a noi.

Ecco infatti cosa scriveva ieri l'ANSA.


"SICUREZZA: MANTOVANO (AN), AMATO FERMI CONFERENZA RESISTENTI

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(ANSA) - ROMA, 22 MAR - Fermare la conferenza internazionale 'Con la resistenza, per la giusta pace in Medio Oriente', in programma sabato e domenica prossima a Chianciano: lo chiede il senatore Alfredo Mantovano (An), in un'interrogazione rivolta al ministro dell'Interno, Giuliano Amato.

Fra gli organizzatori e i promotori della conferenza, informa Mantovano, ''ci sono i Carc (Comitati d'appoggio alla resistenza per il comunismo), tornati all'onore delle cronache qualche settimana fa per la solidarieta' e il sostegno espressi verso i 'compagni' delle Brigate rosse, arrestati in occasione dell'ultima operazione di polizia''. Il website dei Comitati, www.carc.it, prosegue, ''precisa che oggetto della Conferenza sara' la resistenza delle masse popolari contro l'aggressione imperialista nei paesi del Medio Oriente, Iraq, Libano, Palestina, Afghanistan''. Il sito aggiunge, dice ancora il senatore, ''che punta a una sorta di islamocomunismo, che saldi i movimenti di liberazione comunista ancora presenti con le organizzazioni terroristiche islamiche, in funzione anti-imperialista''.

Alla conferenza, rileva Mantovano, e' previsto l'intervento di Abdul Jabbar al Kubaisy, segretario dell'Alleanza Patriottica Irachena, portavoce internazionale del Fronte Patriottico Nazionale Islamico, personaggio noto per il ruolo ambiguo nelle vicende di italiani rapiti in Iraq''.

''Ho chiesto quindi ad Amato - conclude - in base a quali valutazioni sono stati concessi i visti per i soggetti extracomunitari appartenenti a movimenti di resistenza armata antioccidentale in Iraq, in Afghanistan e nel Medio Oriente; se non ritiene che sussistano ragioni di sicurezza e di ordine pubblico ostative allo svolgimento della conferenza''. (ANSA). NE 22-MAR-07 14:20 NNN "


postato da kelebek alle 06:30 | link | commenti (37)


lunedì, 19 marzo 2007

Dalla Resistenza afghana

Pubblichiamo volentieri questo comunicato dei Radicali di Sinistra dell'Afghanistan (Left Radicals of Afghanistan, LRA).

Qualcuno sicuramente commenterà che il linguaggio sembra non prendere in considerazione la complessità dei fattori, eccetera.

La complessità dei fattori non viene nemmeno presa in considerazione dai bombardieri, e sotto le bombe ci stanno loro e non noi.

Colgo l'occasione per ricordare che sabato e domenica, a Chianciano, ci sarà anche un esponente afghano.

*****************

Non accettate di essere vittime negli interessi dell’imperialismo statunitense!

Il 16 marzo scorso, nel quotidiano italiano L’Indipendente, un certo Salvatore Dama ha scritto un articolo sulla resistenza afgana contro l’occupazione, attaccandola e difendendo la guerra imperialista e auspicandosi la continuazione della situazione sanguinosa in Afghanistan.

Da noi esiste un detto: quello che desideri per te stesso, desideralo anche per gli altri. Se Salvatore Dama si preoccupa della vita dei suoi compatrioti, dovrebbe preoccuparsi anche delle decine di bambini, uomini e donne dell’Afghanistan che vengono uccise ogni giorno dagli USA-NATO! C’è forse differenza tra il sangue di un afgano e quello di un americano-europeo?!

I Radicali di Sinistra dell’Afghanistan (LRA) esprimono la propria profonda preoccupazione per il giornalista italiano attualmente ostaggio in Afghanistan. La LRA chiede l’immediato rilascio del giornalista e il ritiro delle forze occupanti USA-NATO dal nostro paese.

Sin dall’inizio dell’aggressione statunitense contro l’Afghanistan, è stato chiaro che l’imperialismo statunitense ha un interesse strategico all’Afghanistan e a tutta la regione. Per questo, i popoli europei, come gli italiani, non dovrebbero permettere ai propri governi di sostenere l’imperialismo statunitense in questa strategia sanguinaria, fatta di saccheggio e di oppressione.

Il popolo italiano, amante della pace capisce, e il governo deve capire, che le truppe di occupazione non vogliono aiutare il nostro popolo, anzi a causa della loro presenza diretta, la situazione è molto peggiorata. Per quanto tempo ancora, la gente dell’est, del nord e dell’ovest dell’Afghanistan dovrà essere testimone dell’uccisione dei loro figli e familiari e del bombardamento delle loro case e la distruzione dei loro beni da parte della selvaggia oppressione militare USA-NATO?

Noi non siamo a favore degli attacchi suicidi, ma il mondo civilizzato si chiede mai perché una persona compie simili azioni, uccidendo se stessa? Salvatore Dama, se la USA-NATO dovesse colpire la tua casa e la tua famiglia uccidendo persone che non sono coinvolte con alcuna delle parti in conflitto, come reagiresti?

Quindi, finché durerà la guerra ingiusta, condotta con il pretesto di restaurare la democrazia o di lottare contro il terrorismo, ci saranno vittime da entrambe le parti, sia gente innocente dell’Afghanistan, sia gente innocente associata agli occupanti e ai paesi imperialisti. È il compito delle persone progressiste e amanti della pace in tutto il mondo costringere i propri governi a ritirare le truppe e porre fine all’occupazione e al quotidiano versamento di sangue di centinaia di persone.

Abbasso l’imperialismo degli USA e dei suoi alleati, causa principali di tutte le catastrofi!

Radicali di Sinistra dell'Afghanistan (LRA)
17/03/07




mercoledì, 14 marzo 2007

Il Vertice del Terrore

Ieri, abbiamo tenuto un Vertice del Terrore nel bar di una casa del popolo,  per parlare di Chianciano, tra una folla di ignari umarell.

E ci siamo detti: semplicemente, non era mai successo prima.

Mai prima, si erano riuniti su suolo "occidentale" i rappresentanti dell'altra parte del mondo, la gente che sostiene che resistere è un diritto.

Mai prima, i resistenti avevano potuto spiegare al cosiddetto Occidente le loro ragioni.

Mai prima, i resistenti avevano avuto l'opportunità di incontrarsi tra di loro per chiarirsi.

Ora, quando c'è una guerra, la pace non puoi farla da solo. Devi farla con l'Altro.

E questi, che vengono a Chianciano, sono l'Altro.

Ognuno di loro rappresenta qualche realtà molto importante.

Se fossi, che so, presidente della commissione parlamentare statunitense su esercito, terrorismo, minacce e capacità non convenzionali, mi preoccuperei.

E infatti, due anni fa, fu proprio la presidente di tale commissione, assieme a 43 altri deputati, a chiedere al governo italiano di vietare il convegno.
 
Certo, per riuscire a fare il convegno, si è dovuto lottare per due anni, con pochi alleati e con le tasche vuote.

Ma alla fine, eccola qui:

la Conferenza Internazionale
CON LA RESISTENZA, PER UNA PACE GIUSTA IN MEDIO ORIENTE
Chianciano, 24 e 25 marzo

Due cose molto semplici: veniteci.

E anche se non ci venite, diffondete la notizia.

Per tutte le informazioni su come registrarvi, date un'occhiata al sito della Conferenza:

http://www.iraqiresistance.info/

E prima vi registrate, prima gli organizzatori riescono a capire quanta gente ci sarà.

Al convegno sarò molto impegnato come interprete.

Mi farebbe comunque piacere sapere chi viene tra i lettori di questo blog, ma purtroppo ho la posta che non mi funziona in questi giorni, e la cosa sembra andare per le lunghe.

Provateci lo stesso a scrivere, eventualmente mi potete contattare sul profilo splinder, se avete un account di splinder.


postato da kelebek alle 11:48 | link | commenti (25)


sabato, 03 marzo 2007

La conferenza di Chianciano

Ecco le informazioni sulla Conferenza di Chianciano. Per le spiegazioni, potete leggere il mio post precedente.
Se qualche lettore di questo blog volesse venire, mi farebbe piacere se - oltre a iscriversi come indicato sotto - mi mandasse una mail per dirmi che ci sarà, scrivendo a kelebek@imolanet.com.


Conferenza Internazionale
CON LA RESISTENZA, PER UNA PACE GIUSTA IN MEDIO ORIENTE
 
Chianciano Terme (SI)
Salone delle Terme di Sant'Elena
Sabato 24 e domenica 25 marzo 2007
PROGRAMMA E ORATORI
  
SABATO MATTINA (10,00 – 13,00)
 
Introduce i lavori Leonardo Mazzei
L’offensiva americana, la sudditanza europea e la prospettiva del Fronte antimperialista internazionale
 
***
PRIMA SESSIONE
La resistenza dei popoli palestinese e libanese contro sionismo e imperialismo
Presiede la sessione: Aldo Bernardini
 
INTERVENTI
 
- Le sanzioni occidentali sono illegittime. Rispettare la volontà democratica del popolo palestinese
- Waleed al Modallal, professore di Scienze politiche presso l’università islamica di Gaza
 
- La soluzione democratica del problema nazionale palestinese
- Mohammed Ha Alissa, giornalista, esponente della sinistra palestinese
 
- Lasconfitta israeliana e il futuro della Resistenza libanese
- Ali Fayad, docente universitario, direttore del Centro di Studi e Documentazione di Beirut
- Unità nazionale per battere il confessionalismo religioso
- Samah Idriss, direttore della rivista letteraria libanese “Al Adab”
 
- La minaccia americana contro l’Iran e la Resistenza araba
Hisham Bustani, giornalista, esponente dell’opposizione democratica giordana
 
 
 ***
 
SABATO POMERIGGIO (14,30 – 18,30)
 
SECONDA SESSIONE
La Resistenza irachena e le condizioni della vittoria
Presiede la sessione: Wilhelm Langthaler
 
- Per l’unità di sunniti e sciiti contro l’occupazione
- Ayatollah al Sayyed Ahmed al Baghdadi, religioso patriottico, leader dell’opposizione contro l’occupazione
 (collegamento telefonico)
- L’embargo politico alla Resistenza e le condizioni per la vittoria sugli occupanti
- Abdul Jabbar al Kubaisy, segretario dell’Alleanza Patriottica Irachena, portavoce internazionale del Fronte Patriottico Nazionale Islamico
 
- Il fallimento del piano americano di tripartizione imposto con la Costituzione
- Youssif Hamdan, professore universitario e leader del Partito comunista, unità del popolo (Ittihad Alshaab)
 
- L’impatto politico della resistenza irachena
- Saad Kiryakos, professore di economia all’università di Ottawa, portavoce dell’Organizzazione di amicizia, pace e solidarietà con l’Iraq 
 
- Il governo al-Maliki è il primo artefice dello scontro settario e della proliferazione delle milizie
- Fadhil M. Hussain, professore universitario e giornalista
 
- La tragedia umanitaria e la drammatica dimensione della prigionia politica
Ibrahim Sulman Rizk, medico
- La confessionalizazione del sistema scolastico e la repressione contro la libertà di espressione
- Nouri N. Abd, leader del movimento giovanile e studentesco
 
- La sinistra irachena e la sua alleanza con le forze patriottiche islamiche
- Asrar-A-Abdullatif, leader del Partito Comunista Iracheno (Comando Centrale)
 
- L’opposizione shiita contro l’occupazione americana e la duplice politica iraniana
- Mohamed al Khuzai, portavoce del movimento dell’Ayatollah Hassani per l’unità e la riconciliazione irachena
 
 
***
 
DOMENICA MATTINA (9,00–13,00)
 
TERZA SESSIONE
 
Un unico nemico, la stessa lotta. Come costruire un Fronte Antimperialista Internazionale
Presiedono: Roberto Massari e Marco Riformetti
 
- Il Forum Sociale Mondiale e il problema del sostegno alle Resistenze
- Samir Amin, docente universitario a Dakar e esponente del FSM
 
- Dopo il Vietnam. Il movimento No-War negli Usa e la guerra in Iraq
- John Catalinotto, International Action Centre Usa
 
- Come è nata e come si è sviluppata la Resistenza irachena
- Jabbar al Kubaysi
 
- Perché e’ probabile l’aggressione USA all’Iran
- Lucio Manisco, giornalista
 
- Il ruolo dell’Islam nella lotta antimperialista
Hamza Piccardo, portavoce Ucoii (Unione Comunità Organizzazioni Islamiche in Italia)  
 
11,30 – Dibattito
 
13,30 – Conclusioni di Moreno Pasquinelli
 
14,00Pranzo
 
15,30 – Approvazione documento conclusivo
 
16,00 – Conferenza stampa
 
 
*************************
 
COME PRENOTARE PER PARTECIPARE ALLA CONFERENZA
 
Il 24 e 25 marzo sarà dunque possibile dare finalmente voce anche in Italia alle ragioni, ai programmi, agli obiettivi delle forze che resistono alle aggressioni imperialiste.
E’ la prima volta che una conferenza di questo tipo si svolge in Europa.
Essa sarà dunque un’occasione per rafforzare la solidarietà del movimento contro la guerra con i popoli che la guerra la subiscono da anni. Ma sarà anche un’occasione per conoscere la situazione in Iraq, Palestina e Libano attraverso la voce e l’esperienza di chi resiste, contro l’intossicazione della disinformazione imperante.
 
COME PRENOTARE
 
Per la prenotazione basta scaricare e compilare la scheda che trovate qui http://www.iraqiresistance.info/register.php sia in versione word che Pdf.
La scheda va inviata a Clante Hotels, Chianciano Terme
Tel. 0578 63360 Fax 0578 64675
 
Sono possibili 3 pacchetti:
 
A) Dalla cena del venerdì al pranzo della domenica, al prezzo di 104 euro a persona in doppia e di 118 euro in singola.
 
B) Dal pranzo del sabato a quello della domenica, al prezzo di 82 euro a persona in doppia e di 89 euro in singola.
 
C) Dalla cena del sabato al pranzo della domenica, al prezzo di 67 euro a persona in doppia e di 74 euro in singola.
 
N.B. questi prezzi comprendono il contributo individuale di 15 euro al giorno per l’autofinanziamento della conferenza.
 
Vi ricordiamo che la conferenza sarà tradotta simultaneamente in tre lingue (arabo, italiano, inglese)
 
Per informazioni e chiarimenti rivolgersi al comitato organizzatore  scrivendo a conferenzachianciano@libero.it o telefonando al 328 4320501 (Maria Grazia) dopo le ore 14,00


Tutti a Chianciano

Forse vi avranno incuriosito, nella colonna a destra, un tag intitolato "Chianciano", che raccoglie un gran numero di post, nonché un banner, dell'ottimo Mauro Biani, che è stato esposto da diversi blog  e che riporta sempre a quel tag.


Il riferimento è a un convegno che gli amici del Comitato Iraq Libero stanno cercando di organizzare dall'estate del 2005, nella cittadina di Chianciano.

L'idea iniziale era di far parlare, per la prima volta in Europa, alcuni esponenti della Resistenza irachena.

La cosa è importante, perché, come sa anche la casalinga di Voghera, laggiù c'è un conflitto.

E la casalinga di Voghera, o il traduttore di Firenze, sa anche che la democrazia si basa sull'idea che in un conflitto si ascoltano tutte e due le parti, per decidere poi chi ha ragione e chi ha torto.

Per dire, non sarebbe democratico se i giornali riportassero solo i pareri di Berlusconi, di Fini e di Casini, mentre venisse vietato a Prodi, Diliberto o Rutelli di aprire bocca.

Noi siamo talmente coinvolti nei conflitti in Medio Oriente, che stiamo per regalare agli Stati Uniti la base, a Vicenza, da cui tutti quei conflitti saranno coordinati.

Quindi, l'idea era di sentire anche l'altra campana.

Il termine "Resistenza" va precisato: per forza di cose, gli invitati sono persone che vivono legalmente o in Iraq, o nei paesi vicini; che possono uscire legalmente da quei paesi; e che possono poi entrare legalmente in Italia.

Nemmeno volendo, si potrebbero quindi invitare dei combattenti in Italia. Al massimo, esponenti rappresentativi di quel 61% di iracheni che approva la resistenza armata.

In più, la faccenda è interessante, perché le guerre statunitensi sono al centro della storia mondiale da almeno cinque anni. Anzi, a essere precisi, da 200 e passa anni, gli Stati Uniti hanno condotto in media quasi una guerra all'anno fuori dai propri confini, ma quello è un altro discorso.

Di tutte le manifestazioni con bandiere arcobalene, il complesso militare industriale (questo termine sovversivo è stato coniato dal presidente repubblicano Eisenhower) si è fatto un baffo.

Invece, di fronte alle bombe improvvisate dei partigiani iracheni, si è fermata l'intera macchina imperiale. E solo allora i media e i politici hanno cominciato a mettere in dubbio l'opportunità di tante altre guerre. Quindi la resistenza irachena, pur nella sua inestricabile complessità, ha segnato anche la nostra storia.

Nell'estate del 2005, ben quarantaquattro membri della Camera dei Deputati degli Stati Uniti, con in testa Sue Kelly, presidente della commissione parlamentare su "esercito, terrorismo, minacce e capacità non convenzionali", avevano mandato una specie di ultimatum all'ambasciatore italiano a Washington, Sergio Vento, ordinandogli di vietare il convegno di Chianciano.

In aperta contraddizione con il nome del loro partito, i politici di Forza Italia si sono mossi in blocco a sostegno di questa violazione della sovranità nazionale; il ministro degli esteri, Gianfranco Fini ha posto il suo veto sui visti ai partecipanti, e il convegno è saltato.

Adesso, sembra che il convegno si possa fare: come a Vicenza, il centrosinistra preferisce sfuggire allo scontro frontale, tanto, cosa volete che sia un convegno?

La situazione in Iraq si è però molto complicata dal 2005, con la guerra civile tra sciiti e sunniti; e dopo la guerra simultanea che Israele ha condotto la scorsa estate contro i palestinesi e contro i libanesi, e l'intervento italiano in Libano, si è deciso di estendere il convegno in modo da dare voce anche alle resistenze in Palestina e in Libano.

La conferenza, quindi, oggi si intitola

 Conferenza Internazionale

CON LA RESISTENZA, PER UNA PACE GIUSTA IN MEDIO ORIENTE

e si svolgerà a Chianciano Terme (SI) nel Salone delle Terme di Sant'Elena, sabato 24 e domenica 25 marzo 2007.

Nel prossimo post, il programma e le modalità per iscriversi.




giovedì, 15 giugno 2006

Si concedano i visti

IRAQ LIBERO – COMITATI PER LA RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO

 

Bollettino del 14 giugno 2006

http://www.iraqiresistance.info

iraqlibero@email.it

 

 

ADESSO E' ORA
VOGLIAMO ASCOLTARE LA RESISTENZA!

FIRMA SUBITO LA LETTERA-APPELLO A D’ALEMA

 AFFINCHE' SIANO CONCESSI I VISTI A
IRACHENI E PALESTINESI
 
DIFFONDI IL TESTO CON OGNI MEZZO!
Invia le firme a
vistiora@email.it

 

Nel 2005 il governo Berlusconi impedì il regolare svolgimento della Conferenza Internazionale “Per una pace giusta in Iraq”.

Ad un anno di distanza le ragioni della Conferenza sono rimaste immutate, mentre la sua importanza è addirittura cresciuta.

L’occupazione continua e con essa continuano le brutalità di ogni tipo: bombardamenti aerei, stragi di civili, arresti di massa, torture. La stessa occupazione brutale, la stessa negazione di ogni diritto la ritroviamo in Palestina.

 

Per questi motivi abbiamo deciso di riconvocare, col titolo “Per una pace giusta in Iraq e in Palestina”, la Conferenza Internazionale che avrebbe dovuto tenersi nell’autunno scorso a Chianciano Terme.

 

Vogliamo la Conferenza Internazionale per dare voce a chi si batte per la libertà del popolo iracheno, per il riconoscimento politico della Resistenza, per riunire i suoi rappresentanti e quelli degli altri popoli del Medio Oriente in lotta con le forze del movimento contro la guerra e la globalizzazione.

Una conferenza per dare voce ai legittimi rappresentanti palestinesi, per la fine dell’embargo imposto da Israele, Usa ed Unione Europea nei confronti del governo uscito dalle elezioni del gennaio scorso; un embargo affamatorio che (come fu in Iraq dopo il 1991) colpisce crudelmente l’intero popolo palestinese.

 

Affinché la Conferenza possa svolgersi regolarmente è necessario superare lo scoglio dei visti, un anno fa negati da Fini.

 

Chiediamo perciò a tutti coloro che condividono lo spirito e gli scopi della Conferenza, a chi avverte la necessità di impedire che vengano nuovamente calpestati i più elementari diritti democratici, di dare vita ad una vasta campagna di raccolta di firme sul testo che pubblichiamo di seguito.

A tutti chiediamo la firma e la massima diffusione, nei siti internet, attraverso le mailing list, eccetera. Questa è una battaglia che appartiene a tutto il movimento contro la guerra, mobilitiamoci da subito!

 

 

LETTERA A MASSIMO D’ALEMA

Al Ministro degli Esteri

On. Massimo D’Alema



     Ella sarà certamente venuto a conoscenza che nell’ottobre scorso, a Chianciano Terme, avrebbe dovuto tenersi una Conferenza internazionale “PER UNA PACE GIUSTA IN IRAQ”.

 

     Saprà che detta Conferenza dovette essere annullata dai promotori a causa della gravissima decisione dell’allora Ministro degli Esteri G. Fini di non concedere i visti ai rappresentanti della società civile e della resistenza irachena all’uopo invitati.

 

     Lo stesso Ministro degli Esteri negò addirittura il visto anche ad Haj Ali, l’uomo incappucciato dai carcerieri, diventato in tutto il mondo simbolo dei torturati nella prigione di Abu Ghraib. Con questi atti vennero calpestati non solo i diritti democratici, ma anche i più elementari diritti umani che pure a parole tutti riconoscono.

 

     A fronte di queste decisioni molti furono gli appelli e le proteste in Italia ed all’estero. Tra questi ricordiamo la lettera di 41 parlamentari appartenenti a diverse forze politiche, inviata al ministro Fini nel novembre scorso. In quella lettera i suddetti parlamentari giudicando “immotivata la linea seguita dal Ministero”, chiedevano che venisse garantito l’ingresso agli esponenti iracheni.

     Le medesime associazioni di solidarietà coi popoli arabi  - tenuto conto della mutata situazione politica del nostro paese, frutto anche della volontà di pace della maggioranza degli italiani -, hanno deciso di riconvocare, col titolo “Per una pace giusta in Iraq e Palestina”,  la Conferenza Internazionale che avrebbe dovuto tenersi nell’autunno scorso a Chianciano Terme.  Importanti personalità irachene, rappresentative dell’ampio fronte di forze che si oppongono all’occupazione del loro paese,  nonché alcuni dei legittimi rappresentanti del popolo palestinese, hanno espresso la loro disponibilità a prendere parte all’incontro, nella speranza che non debbano subire l’umiliante trattamento loro riservato dal governo Berlusconi.

       
     La pace potrà scaturire soltanto dal dialogo. La Conferenza Internazionale sarà un’occasione utile affinché questo dialogo possa svilupparsi, contribuendo alla ricerca di una pace giusta in Iraq ed in Palestina, nel rispetto del diritto all’autodeterminazione dei popoli.


      I sottoscritti, considerati l’alto valore della suddetta Conferenza sia sotto il profilo politico che quello del rispetto dei vincoli del nostro dettato Costituzionale, vista la conclamata necessità  di gesti che segnino una forte e netta discontinuità rispetto alla politica estera perseguita dal precedente Esecutivo, chiedono quindi a Lei e al governo,  affinché la suddetta Conferenza possa svolgersi regolarmente, di garantire il rilascio dei necessari visti d’ingresso alle personalità politiche invitate in Italia.

 

Primi firmatari:

-         Falco Accame – ex Presidente della Commissione Difesa della Camera dei deputati

-         Giovanni Bacciardi – Docente universitario, Firenze

-         Marino Badiale – Professore di matematica, Università di Torino

-         Aldo Bernardini – Docente di Diritto internazionale, Università di Teramo

-         Massimo Bontempelli – Filosofo, Pisa

-         Vainer Burani – Avvocato, Reggio Emilia

-         Pino Cacucci - Scrittore

-         Franco Cardini – Istituto Studi Umanistici, Firenze

-         John Catalinotto – International Action Centre, Usa

-         Andrea Catone – Insegnante, Bari

-         Luigi Cortesi – Professore emerito Università “l’Orientale”, Napoli

-         Giorgio Forti – Ordinario Università Statale di Milano e socio Accademia Lincei

-         Giovanni Franzoni – Animatore di Comunità Cristiane di Base

-         Piero Fumarola – Docente di Sociologia delle Religioni, Università di Lecce

-         Don Andrea Gallo – Comunità San Benedetto al Porto, Genova

-         Umberto Gay – Giornalista Radio Popolare, Milano

-         Roberto Giammanco – Scrittore e americanista

-         Ugo Giannangeli – Avvocato, Milano

-         Giulio Girardi – Filosofo e teologo della Liberazione

-         Massimo Grandi – Docente universitario, Firenze

-         Margherita Hack - Astrofisica

-         Alessandra Kersevan – Ricercatrice storica

-         Gianfranco La Grassa – Economista

-         Raniero La Valle – già Parlamentare

-         Domenico Losurdo – Filosofo, Università di Urbino

-         Roberto Massari – Editore

-         Noori al Moradi – Agronomo, Università di Malmö e rappresentante del Partito Comunista Iracheno “al Kader”

-         Carlo Oliva – Pubblicista

-         Jean Pierre Page – Comitato francese della Prima Conferenza Internazionale per il sostegno della Resistenza del popolo iracheno

-         Giuseppe Pelazza – Avvocato, Milano

-         Nuccia Pelazza – Insegnante, Milano

-         Nico Perrone – Docente Storia dell’America, Università di Bari

-         Hamza Roberto Piccardo – Editore e portavoce del Consiglio direttivo dell’UCOII

-         Costanzo Preve – Filosofo, Torino

-         Edoardo Sanguineti – Poeta e docente di Letteratura italiana, Università di Genova

-         Fausto Schiavetto – Università di Padova

-         Gabriella Solaro – Responsabile Archivio Storico INSMLI (Ist. naz. per la storia del Movimento di Liberazione in Italia)

-         Carlos Varea – Coordinatore Campagna Spagnola contro l’Occupazione e per la Sovranità dell’Iraq

-         Gianni Vattimo – Filosofo ed ex parlamentare europeo

  

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mercoledì, 22 marzo 2006

Intervista a Haj Ali

Dopo che abbiamo lanciato la campagna perché  Haj Ali, l'Uomo Fantasma di Abu Ghraib, potesse venire a parlare in Europa, "fonti militari americane" hanno fatto dire a vari giornali che era impossibile dire se Haj Ali fosse davvero l'uomo fantasma, per il semplice motivo che loro ne avevano torturati e fotografati tanti in quel modo.

I nostri amici hanno intervistato Haj Ali ieri ad Amman. Ecco la sua risposta.

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Come reagisci alle accuse apparse su diversi quotidiani, basate su fonti militari USA, secondo cui tu non saresti l'uomo nelle foto che è diventato il simbolo degli abusi e delle torture ad Abu Ghraib?

Haj Ali: La verità è che io non sono stato l'unico a venire torturato in questa maniera barbara. Quasi tutti i prigionieri nella parte del carcere che io conosco sono stati torturati in questo modo. Ciò non cambia il fatto che io sia uno di quelli che sono stati costretti a stare in piedi su quella scatola di cartone, con un cappuccio nero in testa e gli elettrodi attaccati alle mani. Come iracheno che ha subito Abu Ghraib, io rappresento tutte quelle persone torturate.

Qual è il motivo di questa campagna per screditarti?

Haj Ali: Prima, hanno negato di aver mai torturato qualcuno in questo modo. Poi hanno detto che si trattava solo di casi isolati. Adeso ammettono di aver torturato moltissima gente in questo modo. Lo fanno per screditarci, ma dall'altra parte, significa anche che questo tipo di tortura non era affatto un caso isolato, e questo è diventato di dominio pubblico. E' il risultato del lavoro della nostra campagna.
Da quando sono stato rilasciato, e da quando è stata fondata la nostra Associazione delle Vittime delle Carceri dell'Occupazione Americana, abbiamo organizzato 1300 attività di protesta contro l'occupazione, particolarmente contro le aziende private di torturatori i cui servizi vengono adoperati dall'esercito statunitense.
Nessuno avrebbe potuto immaginare che la nostra piccola associazione sarebbe stata in grado di fare tanto, senza alcuna assistenza economica ufficiale. Semplicemente grazie alla nostra determinazione, ai donativi e all'aiuto fornitoci dagli amici e da alcuni media, abbiamo realizzato qualcosa, persino negli Stati Uniti. Abbiamo alzato le nostre voci, e il Pentagono non lo gradisce.

Il New York Times sostiene che l'uomo nella foto è in realtà Abdou Hussain Saad Faleh.

Haj Ali: Conosco quel signore. Ci sono anche foto di Said Saleh Shain da Mosul. Lo hanno soprannominato "Joker", ed è stato torturato alla stessa maniera. C'era anche un tale di nome Saddam Rawi. Gli hanno messo gli elettrodi alle orecchie. Ancora oggi ha problemi neurologici, e ha portato il proprio caso davanti alle Nazioni Unite.

Avete anche promosso cause legali?

Haj Ali: La causa che abbiamo presentato è certamente uno dei motivi dell'attuale campagna di diffamazione. La nostra è un'ONG indipendente. Hanno cercato invano di comprarci. La causa è stata presentata un anno e mezzo fa negli Stati Uniti. 200 casi sono stati presentati in un'azione collettiva (class-action lawsuit). Adesso abbiamo portato altri cinquanta ex-prigionieri, tra cui diverse donne, dall'Iraq in Giordania. E abbiamo pubblicato un'ampia documentazione sui rapiti e sui torturati, le vittime della politica americana.

Avete fatto causa anche ai contractor della tortura?

Haj Ali: La nostra campagna è diretta soprattutto contro il Titan Group [di San Diego]. Si tratta di un'azienda privata che conduce interrogatori nelle carceri. Assumono delinquenti che estorcono informazioni dai prigionieri adoperando i metodi più brutali.
Siamo ben coscienti che gli Stati Uniti sono governati con la mentalità di una corporation. Tra i principali motivi della guerra contro l'Iraq c'erano gli interessi di quelle corporation: innanzitutto la Halliburton, di proprietà di Dick Cheney, e tutte le aziende associate alla famiglia Bush. Gli Stati Uniti non possono permettere che si prendano di mira le sue aziende. Si tratta di un regime capitalista che si regge sui profitti delle aziende, e sul disprezzo totale per le esigenze degli esseri umani.

Cosa è successo alla vostra organizzazione?

Haj Ali: I nostri uffici a Baghdad sono stati attaccati e presi d'assalto sei volte dalle forze di sicurezza. Ogni volta, hanno devastato gli uffici, e ogni volta hanno preso in custodia diversi dei nostri membri più attivi. Eppure siamo riusciti ad andare avanti.

Concretamente, di cosa vi accusano?

Haj Ali: E' sufficiente dire di essere membri della nostra associazione. Hanno chiesto che cambiassimo il nome da "occupazione" a "coalizione". Non possono nemmeno accettare la parola "occupazione".

Amman, Giordania; 21 marzo, 2006


intervista condotta da Doris Höflmayer e Mohamed Aburous e pubblicata in inglese e tedesco sul sito del Campo Antimperialista.

Tradotto dall'inglese e dal tedesco, in italiano da Miguel Martinez, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica (www.tlaxcala.es). Questa traduzione è in Copyleft. 


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